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	<title>Necropolis &#187; ENCICLOPEDIA DEL FANTASTICO</title>
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		<title>La critica alla società del controllo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 12:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.necropolis.it/la-critica-della-societa-del-controllo/"><img align="left" hspace="5" width="100" height="100" src="http://www.necropolis.it/wp-content/plugins/thumbnail-for-excerpts/tfe_no_thumb.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Laurent de Sutter è un ricercatore che ha lungo collaborato con Bruno Latour e Isabelle Stengers attorno allo statuto della filosofia del diritto e le pratiche scientifiche. Negli ultimi anni, tuttavia, il suo percorso teorico ha scelto anche di seguire altri sentieri. È del 2007, infatti, il saggio «Pornostars. Fragments d&#8217;une métaphysique du X» (La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Laurent de Sutter è un ricercatore che ha lungo collaborato con Bruno Latour e Isabelle Stengers attorno allo statuto della filosofia del diritto e le pratiche scientifiche. Negli ultimi anni, tuttavia, il suo percorso teorico ha scelto anche di seguire altri sentieri. È del 2007, infatti, il saggio «Pornostars. Fragments d&#8217;une métaphysique du X» (La Musardine), all&#8217;interno del quale la dimensione della pornografia viene contestualizzata criticamente nelle pratiche di controllo del corpo, giungendo però alla provocatoria tesi che la pornografia può essere cambiata di segno per diventare una pratica della liberazione. In altri termini, mentre la pornografia è sì dispositivo di controllo della sessualità, può manifestarsi anche come critica della sessualità maschile dominante. Tesi che viene ripresa e approfondita anche nel saggio «Contre l&#8217;érotisme» ( La Musardine, 2011). Altrettanto provocatorio è il saggio «De l&#8217;indifférence à la politique» (Puf, 2008), dove Laurent De Dutter analizza sì la disaffezione alla politica, ma rintracciando in alcune pratiche sociali soprattutto la lontananza dalla pratiche politiche istituzionali incardinata in una critica della società del controllo. Il libro invece su «Deleuze. La pratica del diritto» nasce invece sulla rinnovata attenzione verso gli scritti Deleuze attorno al rapporto tra norma e legge, alla luce anche di alcune esperienze di critica del diritto e di sviluppo di norme alternative a quelle dominanti che tuttavia definiscono le regole attinenti a specifiche forme di vita.</p>
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		<title>Agguati neocoloniali sul corpo delle «altre»</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 14:28:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ENCICLOPEDIA DEL FANTASTICO]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.necropolis.it/agguati-neocoloniali-sul-corpo-delle-altre/"><img align="left" hspace="5" width="100" height="100" src="http://www.necropolis.it/wp-content/plugins/thumbnail-for-excerpts/tfe_no_thumb.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>L&#8217;autrice, intervenendo sulle modificazioni genitali femminili, presenta una lucida critica di quel «dominio dell&#8217;umanitario» che costituisce uno dei laboratori delle politiche del contemporaneo
Cos&#8217;hanno in comune un lifting della clitoride e una cliterodectomia? E ancora: come mai l&#8217;Africa è sempre sospesa &#8211; nell&#8217;immaginario occidentale &#8211; tra gli estetismi senili di Leni Riefenstahl e le pubblicità progresso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L&#8217;autrice, intervenendo sulle modificazioni genitali femminili, presenta una lucida critica di quel «dominio dell&#8217;umanitario» che costituisce uno dei laboratori delle politiche del contemporaneo</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Cos&#8217;hanno in comune un lifting della clitoride e una cliterodectomia? E ancora: come mai l&#8217;Africa è sempre sospesa &#8211; nell&#8217;immaginario occidentale &#8211; tra gli estetismi senili di Leni Riefenstahl e le pubblicità progresso dell&#8217;Unicef? Sono domande irritanti come queste quelle che solleva l&#8217;ultimo volume di Michela Fusaschi (Quando il corpo è delle Altre. Retoriche della pietà e umanitarismo spettacolo, Bollati Boringhieri, pp. 157, euro 15,00). Antropologa e docente a Roma Tre, da anni si occupa di mutilazioni genitali femminili (Mgf). O meglio sarebbe dire: di modificazioni genitali femminili.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">In un simile slittamento semantico è già rivelato molto dell&#8217;impianto teorico e politico che sostiene l&#8217;etnografia di Fusaschi. Sostenitrice di una antropologia pubblica, dedica il suo volume a quella che un&#8217;altra antropologa ha chiamato l&#8217;«astuzia del riconoscimento» che presiede alle campagne occidentali per la messa al bando delle Mgf. Lo fa analizzando le retoriche di cui sono intessute, tutte orientate a una politica della pietà che, istituendo l&#8217;Altra &#8211; africana, perlopiù &#8211; a vittima, nel riconoscerla, la disconosce silenziandola. Campagne e progetti &#8211; globali, europei e italiani &#8211; sono sottoposti a uno scrutinio severo, che lascia emergere l&#8217;asimmetria discorsiva che decide della reazione politica e morale che accompagna l&#8217;apprensione di fenomeni forse non così distanti come le Mgf e la chirurgia intima estetica.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Vittima o libera?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Da un lato, domina il linguaggio dei diritti umani; l&#8217;unico capace di redimere i barbari &#8211; e salvare le barbare &#8211; dai costumi cui un&#8217;atavica «cultura» da sempre e per sempre li obbliga. Dall&#8217;altro, impera la volontà libera e sovrana dei soggetti, la mistica della scelta e dell&#8217;agency liberale (che pretende, ovviamente, di riscrivere anche la grammatica di affetti e desideri). Vittime, da un lato; protagoniste, dall&#8217;altro. Sia chiaro: il sillogismo che vuole trasformare un critico di un certo modo di affrontare un problema in un apologeta dello stesso è tra i più fallaci in assoluto e non si applica quindi a Fusaschi: quello che è qui in gioco è un diverso modo di vedere.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Relativismo? Confusione? No, un esercizio teorico (e immaginativo e pratico) necessario, che gli strumenti dell&#8217;antropologia aiutano a compiere: l&#8217;etnocentrismo critico demartiniano insegna che per familiarizzare con l&#8217;estraneo occorre defamiliarizzarsi con il noto.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il genere ritualizzato</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Fusaschi, che questo metodo lo pratica come un partito preso, può così istruire &#8211; a partire da un&#8217;etnografia condotta sempre qui e lì &#8211; una vera e propria critica di quel dominio dell&#8217;umanitario che &#8211; con i suoi slanci genuini e i suoi pericolosi scivolamenti neocoloniali &#8211; costituisce uno dei laboratori delle politiche del contemporaneo e, in questo caso, della produzione di corpi femminili altri. Il suo fieldwork &#8211; o terrain, a seconda delle tradizioni &#8211; è il Rwanda. Il cuore di quell&#8217;Africa nera inderogabilmente inscritta in un immaginario conradiano.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ma è proprio in questo cuore di tenebra che Fusaschi rinviene una pratica &#8211; il gukuna &#8211; che fatica a essere inscritta nella lista delle Mgf. Si tratta di una tecnica di allungamento delle piccole labbra praticato da donne, su donne e fra donne (ciò non toglie che, in ultima istanza, esso si inscriva in un ordine simbolico patriarcale), che costituisce un vero e proprio rituale di istituzione del genere.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Perché, tuttavia, il nostro senso morale è più a disagio di fronte al gukuna che a una liposcultura vulvare? È con interrogativi come questi che Fusaschi prova a raschiare le incrostazioni pietistiche e pietose, paternalistiche e maternalistiche che, ogni qualvolta si parli d&#8217;Africa (e di africane), finiscono per occupare la scena. Riuscendo così a installare la vicenda delle Mgf e quella della sua ricezione occidentale all&#8217;interno della cornice di quella che Didier Fassin chiama la «ragione umanitaria».</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La circolazione di dispositivi di controllo e di affetti retoricamente e politicamente «colorati» si lascia illuminare attraverso il prisma di quella razionalità che, facendosi concreta pratica di governo, attesta di una crescente implicazione dei sentimenti morali nel calcolo governamentale. Non solo biopolitica, si direbbe con uno slogan. È infatti facile mostrare quanto complessa sia la circolazione degli affetti e del senso morale negli ingranaggi di governo e quanto situazioni politicamente urgenti assumano la fisionomia di configurazioni morali in cui il governo di sé e degli altri è continuamente sospeso a valutazioni di natura etica.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Per lo più si tratta di situazioni moralmente indecidibili,in cui l&#8217;economia di torti e ragioni è difficile da stimare e neppure si lascia ascrivere a una delle parti in gioco. Piuttosto: si tratta di situazioni complesse, in cui il senso morale è costantemente preso nella tenaglia di compassione e repressione. Una forma di governo che mescola la cura all&#8217;arbitrio e che ritaglia l&#8217;umanità secondo categorie morali che scompaginano e complicano quelle «politiche», con l&#8217;effetto di produrre nuove figure della soggettività e creare ulteriori soglie di valutazione dell&#8217;umano.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Tra decenza e socialità</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L&#8217;urto incomponibile tra la moralità neoliberale &#8211; che riscrive e inscrive le proprie intuizioni circa sessualità e decenza nel discorso giuridico dei diritti e dei titoli &#8211; e la socialità intrattabile degli Altri e delle Altre detta il ritmo delle impasse che costellano la governamentalità neoliberale. La socialità liberale appare così governata dai due discorsi complementari che Elizabeth Povinelli ha chiamato del «soggetto autologico» e della «società genealogica». Non si tratta di hegeliane figure dello spirito, ma di reali, concrete e materiali modalità del governo degli altri e del governo di sé. Il neoliberismo difende, da un lato, il soggetto autologico, e la sua fantasia di autonomia, minacciata dalla pesante ombra della comunità; e, dall&#8217;altro, vagheggia la società genealogica, unico vero soggetto titolato a fruire dei benefici della socialità. Un tessuto comunitario irrecuperabile e agitato nostalgicamente e un&#8217;autonomia individuale che è una pura chimera teorica, finiscono per rendere la questione della soggettività indecidibile. La produzione neoliberale del corpo diventa perciò un banco di prova decisivo per la nostra immaginazione politica e richiede &#8211; anche a prezzo della sperimentazione di un certo disagio morale &#8211; la messa in mora di molto moralismo teorico. Altrimenti si corre il rischio che la libertà &#8211; non a caso elemento definitorio perfino della forma di governamentalità in cui siamo immersi &#8211; finisca per diventare l&#8217;ennesimo significante che fluttua in un circuito discorsivo puramente citazionale, avendo perduto ogni possibile referente e uso politico.</div>
<p>L&#8217;autrice, intervenendo sulle modificazioni genitali femminili, presenta una lucida critica di quel «dominio dell&#8217;umanitario» che costituisce uno dei laboratori delle politiche del contemporaneo</p>
<p>Cos&#8217;hanno in comune un lifting della clitoride e una cliterodectomia? E ancora: come mai l&#8217;Africa è sempre sospesa &#8211; nell&#8217;immaginario occidentale &#8211; tra gli estetismi senili di Leni Riefenstahl e le pubblicità progresso dell&#8217;Unicef? Sono domande irritanti come queste quelle che solleva l&#8217;ultimo volume di Michela Fusaschi (Quando il corpo è delle Altre. Retoriche della pietà e umanitarismo spettacolo, Bollati Boringhieri, pp. 157, euro 15,00). Antropologa e docente a Roma Tre, da anni si occupa di mutilazioni genitali femminili (Mgf). O meglio sarebbe dire: di modificazioni genitali femminili.</p>
<p>In un simile slittamento semantico è già rivelato molto dell&#8217;impianto teorico e politico che sostiene l&#8217;etnografia di Fusaschi. Sostenitrice di una antropologia pubblica, dedica il suo volume a quella che un&#8217;altra antropologa ha chiamato l&#8217;«astuzia del riconoscimento» che presiede alle campagne occidentali per la messa al bando delle Mgf. Lo fa analizzando le retoriche di cui sono intessute, tutte orientate a una politica della pietà che, istituendo l&#8217;Altra &#8211; africana, perlopiù &#8211; a vittima, nel riconoscerla, la disconosce silenziandola. Campagne e progetti &#8211; globali, europei e italiani &#8211; sono sottoposti a uno scrutinio severo, che lascia emergere l&#8217;asimmetria discorsiva che decide della reazione politica e morale che accompagna l&#8217;apprensione di fenomeni forse non così distanti come le Mgf e la chirurgia intima estetica.</p>
<p><strong>Vittima o libera?</strong></p>
<p>Da un lato, domina il linguaggio dei diritti umani; l&#8217;unico capace di redimere i barbari &#8211; e salvare le barbare &#8211; dai costumi cui un&#8217;atavica «cultura» da sempre e per sempre li obbliga. Dall&#8217;altro, impera la volontà libera e sovrana dei soggetti, la mistica della scelta e dell&#8217;agency liberale (che pretende, ovviamente, di riscrivere anche la grammatica di affetti e desideri). Vittime, da un lato; protagoniste, dall&#8217;altro. Sia chiaro: il sillogismo che vuole trasformare un critico di un certo modo di affrontare un problema in un apologeta dello stesso è tra i più fallaci in assoluto e non si applica quindi a Fusaschi: quello che è qui in gioco è un diverso modo di vedere.</p>
<p>Relativismo? Confusione? No, un esercizio teorico (e immaginativo e pratico) necessario, che gli strumenti dell&#8217;antropologia aiutano a compiere: l&#8217;etnocentrismo critico demartiniano insegna che per familiarizzare con l&#8217;estraneo occorre defamiliarizzarsi con il noto.</p>
<p><strong>Il genere ritualizzato</strong></p>
<p>Fusaschi, che questo metodo lo pratica come un partito preso, può così istruire &#8211; a partire da un&#8217;etnografia condotta sempre qui e lì &#8211; una vera e propria critica di quel dominio dell&#8217;umanitario che &#8211; con i suoi slanci genuini e i suoi pericolosi scivolamenti neocoloniali &#8211; costituisce uno dei laboratori delle politiche del contemporaneo e, in questo caso, della produzione di corpi femminili altri. Il suo fieldwork &#8211; o terrain, a seconda delle tradizioni &#8211; è il Rwanda. Il cuore di quell&#8217;Africa nera inderogabilmente inscritta in un immaginario conradiano.</p>
<p>Ma è proprio in questo cuore di tenebra che Fusaschi rinviene una pratica &#8211; il gukuna &#8211; che fatica a essere inscritta nella lista delle Mgf. Si tratta di una tecnica di allungamento delle piccole labbra praticato da donne, su donne e fra donne (ciò non toglie che, in ultima istanza, esso si inscriva in un ordine simbolico patriarcale), che costituisce un vero e proprio rituale di istituzione del genere.</p>
<p>Perché, tuttavia, il nostro senso morale è più a disagio di fronte al gukuna che a una liposcultura vulvare? È con interrogativi come questi che Fusaschi prova a raschiare le incrostazioni pietistiche e pietose, paternalistiche e maternalistiche che, ogni qualvolta si parli d&#8217;Africa (e di africane), finiscono per occupare la scena. Riuscendo così a installare la vicenda delle Mgf e quella della sua ricezione occidentale all&#8217;interno della cornice di quella che Didier Fassin chiama la «ragione umanitaria».</p>
<p>La circolazione di dispositivi di controllo e di affetti retoricamente e politicamente «colorati» si lascia illuminare attraverso il prisma di quella razionalità che, facendosi concreta pratica di governo, attesta di una crescente implicazione dei sentimenti morali nel calcolo governamentale. Non solo biopolitica, si direbbe con uno slogan. È infatti facile mostrare quanto complessa sia la circolazione degli affetti e del senso morale negli ingranaggi di governo e quanto situazioni politicamente urgenti assumano la fisionomia di configurazioni morali in cui il governo di sé e degli altri è continuamente sospeso a valutazioni di natura etica.</p>
<p>Per lo più si tratta di situazioni moralmente indecidibili,in cui l&#8217;economia di torti e ragioni è difficile da stimare e neppure si lascia ascrivere a una delle parti in gioco. Piuttosto: si tratta di situazioni complesse, in cui il senso morale è costantemente preso nella tenaglia di compassione e repressione. Una forma di governo che mescola la cura all&#8217;arbitrio e che ritaglia l&#8217;umanità secondo categorie morali che scompaginano e complicano quelle «politiche», con l&#8217;effetto di produrre nuove figure della soggettività e creare ulteriori soglie di valutazione dell&#8217;umano.</p>
<p><strong>Tra decenza e socialità</strong></p>
<p>L&#8217;urto incomponibile tra la moralità neoliberale &#8211; che riscrive e inscrive le proprie intuizioni circa sessualità e decenza nel discorso giuridico dei diritti e dei titoli &#8211; e la socialità intrattabile degli Altri e delle Altre detta il ritmo delle impasse che costellano la governamentalità neoliberale. La socialità liberale appare così governata dai due discorsi complementari che Elizabeth Povinelli ha chiamato del «soggetto autologico» e della «società genealogica». Non si tratta di hegeliane figure dello spirito, ma di reali, concrete e materiali modalità del governo degli altri e del governo di sé. Il neoliberismo difende, da un lato, il soggetto autologico, e la sua fantasia di autonomia, minacciata dalla pesante ombra della comunità; e, dall&#8217;altro, vagheggia la società genealogica, unico vero soggetto titolato a fruire dei benefici della socialità. Un tessuto comunitario irrecuperabile e agitato nostalgicamente e un&#8217;autonomia individuale che è una pura chimera teorica, finiscono per rendere la questione della soggettività indecidibile. La produzione neoliberale del corpo diventa perciò un banco di prova decisivo per la nostra immaginazione politica e richiede &#8211; anche a prezzo della sperimentazione di un certo disagio morale &#8211; la messa in mora di molto moralismo teorico. Altrimenti si corre il rischio che la libertà &#8211; non a caso elemento definitorio perfino della forma di governamentalità in cui siamo immersi &#8211; finisca per diventare l&#8217;ennesimo significante che fluttua in un circuito discorsivo puramente citazionale, avendo perduto ogni possibile referente e uso politico.</p>
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		<title>EDITORIA RAGAZZI</title>
		<link>http://www.necropolis.it/editoria-ragazzi/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 14:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.necropolis.it/editoria-ragazzi/"><img align="left" hspace="5" width="100" height="100" src="http://www.necropolis.it/wp-content/plugins/thumbnail-for-excerpts/tfe_no_thumb.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Oggi, alle ore 14, in sala Diamante al Palazzo dei Congressi di Roma, nel corso della decima edizione di «Più libri, più liberi», sarà presentato il volume «Buon appetito. 5 storie da mangiare con gli occhi» pubblicato da «Più libri Junior», in collaborazione con Minimondi. Il volume raccoglie cinque racconti brevi sul tema «Il cibo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, alle ore 14, in sala Diamante al Palazzo dei Congressi di Roma, nel corso della decima edizione di «Più libri, più liberi», sarà presentato il volume «Buon appetito. 5 storie da mangiare con gli occhi» pubblicato da «Più libri Junior», in collaborazione con Minimondi. Il volume raccoglie cinque racconti brevi sul tema «Il cibo e la fantasia» scritti da giovani autori che hanno partecipato al gioco letterario «Stuzzica l&#8217;immaginazione», rivolto alle scuole elementari e medie di Roma che ogni anno dà la possibilità a ragazzi da 9 e 14 anni di cimentarsi con la scrittura.</p>
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		<title>Le sottili censure nella democratica Eurolandia</title>
		<link>http://www.necropolis.it/le-sottili-censure-nella-democratica-eurolandia/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 14:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.necropolis.it/le-sottili-censure-nella-democratica-eurolandia/"><img align="left" hspace="5" width="100" height="100" src="http://www.necropolis.it/wp-content/plugins/thumbnail-for-excerpts/tfe_no_thumb.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Un segnale in controtendenza, quello proveniente dal Consiglio d&#8217;Europa, rispetto alle politiche neoliberiste imposte per decreto in nome dell&#8217;austerità e del rigore. Certo, il Consiglio d&#8217;Europa è un organismo che non ha nessun potere. E tuttavia è la seconda volta che una istituzione sovranazionale prende posizione per la libertà di espressione in Rete.
Solo alcune settimane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un segnale in controtendenza, quello proveniente dal Consiglio d&#8217;Europa, rispetto alle politiche neoliberiste imposte per decreto in nome dell&#8217;austerità e del rigore. Certo, il Consiglio d&#8217;Europa è un organismo che non ha nessun potere. E tuttavia è la seconda volta che una istituzione sovranazionale prende posizione per la libertà di espressione in Rete.<br />
Solo alcune settimane fa, infatti, era stato il parlamento di Strasburgo a censurare le decisione di alcuni governi nazionali di limitare l&#8217;accesso alla Rete per gli utenti ritenuti responsabili della violazione del copyright. Ora il Consiglio di Europa richiama espressamente la convenzione dei diritti umani che tutela la libertà di espressione. Da qui l&#8217;invito a non limitare l&#8217;accesso alla Rete, sottolineando tuttavia il fatto che sono ormai molti i governi che fanno indebite pressioni sui provider affinché limitano la libertà di navigazione in presenza di contenuti «sgraditi», minacciando ritorsioni in caso contrario. Un comportamento che alimenta l&#8217;autocensura.<br />
Al di là del fatto che il Consiglio d&#8217;Europa sia un organismo poco più che consultivo, la sua presa di posizione è tuttavia significativa. In primo luogo, perché l&#8217;accesso e la partecipazione alla «vita in Rete» sono associate ai diritti umani. Ma fattore più importante è che si parla di una diffusa pratica censoria da parte degli stati nella democratica Europa.</p>
<p>Insomma un campanello d&#8217;allarme che non va sottovaluto, proprio perché viene da un organismo istituzionale. A denunciare ingerenze, pressioni, tentativi di censura non sono dunque solo gli mediattivisti, ma anche uomini e donne dell&#8217;establishment. Segno che alcuni limiti sono stati già ampiamente ignorati nel corportamento degli stati nazionali. In particolare quando si è trattato di limitare l&#8217;azione di Wikileaks che ha messo alla berlina l&#8217;azione diplomatica non solo degli Stati Uniti, ma anche di alcuni paesi dell&#8217;Unione Europea. Ma sopratutto tale denuncia di violazione della libertà di espressione vale per quei siti internet che hanno svolto azione informativa contro le politiche sociali e sulle migrazioni compiute a livello nazionale.</p>
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		<title>Al via la nuova edizione di “Incontri con l’autore”</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 13:25:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.necropolis.it/al-via-la-nuova-edizione-di-%e2%80%9cincontri-con-l%e2%80%99autore%e2%80%9d/"><img align="left" hspace="5" width="100" src="http://www.necropolis.it/wp-content/uploads/2011/09/Giuseppe-Bertolucci-300x225.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Giuseppe Bertolucci" title="Giuseppe Bertolucci" /></a>TARQUINIA &#8211; Massimo Onofri, Giuseppe Bertolucci (nella foto) e Caterina Bonvicini saranno i primi tre ospiti di prestigio della nuova edizione di “Incontri con l’Autore”, il ciclo di appuntamenti letterari che precede e introduce al “Premio Tarquinia Cardarelli 2011”, evento culturale promosso dall’Amministrazione Comunale con il patrocinio della Presidenza della Repubblica, della Presidenza del Consiglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.necropolis.it/wp-content/uploads/2011/09/Giuseppe-Bertolucci.jpg" rel="lightbox[57727]"><img class="alignleft size-medium wp-image-57728" title="Giuseppe Bertolucci" src="http://www.necropolis.it/wp-content/uploads/2011/09/Giuseppe-Bertolucci-300x225.jpg" alt="Giuseppe Bertolucci" width="300" height="225" /></a>TARQUINIA &#8211; Massimo Onofri, Giuseppe Bertolucci (nella foto) e Caterina Bonvicini saranno i primi tre ospiti di prestigio della nuova edizione di “Incontri con l’Autore”, il ciclo di appuntamenti letterari che precede e introduce al “Premio Tarquinia Cardarelli 2011”, evento culturale promosso dall’Amministrazione Comunale con il patrocinio della Presidenza della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Lazio e della Provincia di Viterbo e con il sostegno economico della Fondazione Carivit, della Camera di Commercio di Viterbo, della Confindustria di Viterbo e della Cassa Edile di Viterbo (da verificare). Laureato in filosofia morale, saggista e critico letterario Onofri inaugurerà il 1° ottobre (ore 17.30) “Incontri con l’Autore” &#8211; che anche quest’anno si terrà nella sala consiliare del palazzo comunale &#8211; con la lectio magistralis “L’epopea infranta. Retorica e antiretorica per Garibaldi”, opera che ha ricevuto di recente il “Premio Speciale della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’Unità d’Italia” nell’ambito del “Premio De Sanctis” per la saggistica. L’8 ottobre (alle ore 17.30) il saggista e critico letterario Raffaele Manica colloquierà con il regista e lo sceneggiatore Bertolucci. Figlio del poeta Attilio e fratello minore di Bernardo, è stato tra gli autori della sceneggiatura del film “Novecento” e ha scritto il monologo teatrale “Cioni Mario di Gaspare fu Giulia” per Roberto Benigni, da cui è tratto il film del 1977 Berlinguer ti voglio bene. Ha lavorato tra l’altro ai copioni delle pellicole “La luna”, “Tu mi turbi” e “Non ci resta che pianger”e e ha diretto i lungometraggi “I Cammelli”, “Troppo Sole” e “Il dolce rumore della vita”. Il suo ultimo lavoro è stato “L&#8217;amore probabilmente” ed è attualmente presidente della Cineteca di Bologna. Il 15 ottobre, alle ore 17.30, il giornalista e critico letterario Filippo La Porta dialogherà con la giovane scrittrice Bonvicini. Vincitrice nel 2003 del “Premio Fiesole Narrativa Under 40” con il romanzo “Di corsa”, ha pubblicato successivamente i racconti “Corpo, ricorda”, nella raccolta “Principesse azzurre 2”. “Racconti d&#8217;amore e di vita di donne tra donne” curata da Delia Vaccarello per Mondadori, e “Con l&#8217;unghia raspavano la terra” nella raccolta “Ragazze che dovresti conoscere. The Sex Anthology”, curata da Simona Vinci per Einaudi. Del 2008 è l’opera “L&#8217;equilibrio degli squali”, a cui sono andati il “Premio Rapallo Carige” per la donna scrittrice, il “Premio Fregene” per la narrativa e il “Premio Letterario Frignano”.</p>
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		<title>Ai nastri di partenza la 2ª edizione di “Cin&#8217;è Musica Concerto”</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 13:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.necropolis.it/ai-nastri-di-partenza-la-2%c2%aa-edizione-di-%e2%80%9ccine-musica-concerto%e2%80%9d/"><img align="left" hspace="5" width="100" src="http://www.necropolis.it/wp-content/uploads/2011/04/comune-tarquinia-300x225.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="comune tarquinia" title="comune tarquinia" /></a>TARQUINIA &#8211; Un autunno di cinema e musica. Nell’ambito della manifestazione “Tarquinia a porte aperte – Un museo nella città”, promossa dall’assessorato alla Cultura, la sala consiliare del palazzo comunale ospiterà nelle domeniche di ottobre e novembre la rassegna “Cin&#8217;è Musica Concerto”. Giunto alla 2ª edizione, il festival nasce per iniziativa di Dino Alfieri, Pino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.necropolis.it/wp-content/uploads/2011/04/comune-tarquinia.jpg" rel="lightbox[57663]"><img class="alignleft size-medium wp-image-50184" title="comune tarquinia" src="http://www.necropolis.it/wp-content/uploads/2011/04/comune-tarquinia-300x225.jpg" alt="comune tarquinia" width="300" height="225" /></a>TARQUINIA &#8211; Un autunno di cinema e musica. Nell’ambito della manifestazione “Tarquinia a porte aperte – Un museo nella città”, promossa dall’assessorato alla Cultura, la sala consiliare del palazzo comunale ospiterà nelle domeniche di ottobre e novembre la rassegna “Cin&#8217;è Musica Concerto”. Giunto alla 2ª edizione, il festival nasce per iniziativa di Dino Alfieri, Pino Moroni e Piero Nussio, sulla scia del successo della kermesse “Cin’è Cucina”. Ogni incontro (ingresso gratuito) sarà aperto da un concerto, a cui seguirà la proiezione di un film musicale. Primo appuntamento il 2 ottobre (ore 18) con lo spettacolo di prosa musicale De Brevitate Vitae, su testi di Seneca e musiche di Luigi Tenco, Giorgio Gaber, Francesco De Gregori, Gino Paoli, Sergio Cammariere e Ivano Fossati. Il 9 ottobre (ore 16.30) concerto verdiano con il soprano Francesca Romana Tiddi, il tenore Ugo Tarquini e il pianista Massimiliano Franchina e visione della pellicola Aida, che ha per interprete Sophia Loren, doppiata da Renata Tebaldi. Il 16 ottobre (ore 16:30) sarà protagonista la chitarra con l’esibizione di Luca Angelini e con il film brasiliano Orfeo negro, di Marcel Camus. Il 23 ottobre (ore 16.30) padrona di casa sarà la musica orchestrale con la Magic Wind Orchestra di Tarquinia e il lungometraggio Prove d’Orchestra, di Federico Fellini. Il 30 ottobre (ore 16.30) il jazz degli anni Trenta e Quaranta rivivrà nella voce di Marta Capponi e nel pianoforte di Francesco Di Giulio e con il film Venere e il Professore, commedia che vanta la partecipazione di Louis Armstrong, Benny Goodman, Gene Krupa e Lionel Hampton. Il 6 novembre (ore 16.30) l’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta sarà il filo conduttore del concerto di Fabrizio e Carlo Cecconi e Gianni Orrù, e di Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca, film antologico di Mario Morra che presenta spezzoni di pellicole italiane prodotti dalla casa cinematografica Titanus dal 1947 al 1962. Il 13 novembre (ore 16.30) omaggio a Fryderyk Chopin con il concerto al pianoforte di Enrico Scamponi e la pellicola Il pianista, di Roman Polanski.<br />
Il 20 novembre (ore 16.30) tributo alla musica francese con la voce di Elena Alfieri, il pianoforte di Pietro Pacini, la chitarra di Angelo Rosati e il contrabbasso di Fabio Caponi e con La Vie En Rose, lungometraggio sulla vita della cantante Edith Piaf. A concludere “Cin&#8217;è Musica Concerto” il 27 novembre (ore 18) Elaborazioni Sonore nel Segno, video-concerto con il pittore Massimo Luccioli, i musicisti Leandro Piccioni, Luigi Polsini, Sandro Pippa, Carlo Brignola e i tecnici dell’immagine Carlo Proli e Giovanni Leoni.</p>
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